Sul diario di Pietro Nenni alla pagina del 3 dicembre 1974 si legge che Vera Modigliani si è data la morte e annotava con tristezza che i compagni non avevano fatto abbastanza per aiutarla.
Alcuni anni fa Ughetta Coccia, figlia amatissima di Ugo Coccia, intellettuale militante della corrente socialista massimalista, mi fece una confidenza mentre parlava di suo padre. Mi raccontò che tra i suoi genitori ed i coniugi Modigliani c’era stata una profonda amicizia quasi familiare, soprattutto durante gli anni del fuoriuscitismo in Francia.
Suo padre, espatriato clandestinamente con la moglie Nina a Parigi nel 1926, era stato eletto segretario del ricostituito Partito socialista italiano ed aveva assunto anche la direzione del giornale socialista “l’Avanti “ negli anni dell’esilio francese durante il fascismo. Durante quel periodo così difficile e così ben descritto da Vera nel suo libro “Esilio”, le loro due famiglie avevano costruito un profondo reciproco sodalizio e Vera per lei era proprio diventata una zia acquisita e che a Roma si frequentavano.
E mi raccontò, ancora con gli occhi umidi di nostalgia, dato il grande affetto che le univa, che quel triste giorno di inizio dicembre, fu la domestica a trovare Vera morta nel suo letto, nella casa di via Ricasoli, ma con un tubetto di barbiturici vuoto sul comodino. Ora Vera e Mené riposano insieme nel cimitero del Verano a Roma.
Vera, che era nata ad Alessandria d’Egitto il 23 maggio 1888 con il nome di Nella, nel 1974 aveva già compiuto 86 anni, ma negli anni della vecchiaia e della sua lunga dolorosa vedovanza, dalla scomparsa del suo amatissimo Menè nel 1947, aveva vissuto a Roma in una condizione di profondo disagio sia economico che esistenziale.
In realtà Vera Funaro Modigliani, dopo la morte a Roma di Giuseppe Emanuele, aveva dedicato tutta l’intera la vita alla memoria di Mené e di quel patrimonio ideale di progetti condivisi e per questo impegno nel 1949 aveva fondato, prima a Torino poi a Roma, l’Essmoi, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano.
L’Ente aveva infatti scopi statutari legati alla documentazione e valorizzazione degli studi sul movimento operaio e socialista, attraverso la realizzazione di collane bibliografiche, monografie storiche e ricerche archivistiche che sono state e, sono anche oggi, importanti fonti per questo settore di studi storici.
L’ Ente si trasformò poi in Fondazione nel 1987 con la presidenza di Enzo Dalla Chiesa, amico di Vera da tanti anni per il comune ideale politico e con l’attiva militanza sindacale nella Uil.
Gaetano Arfè, storico del socialismo, di cui ricorre il centenario della nascita, fu carissimo amico di Vera e suo esecutore testamentario.
E quando prese la presidenza della Fondazione Modigliani, un giorno a Napoli mi confidò che negli ultimi anni Vera si era molto stancata ed anche molto impoverita, correndo dietro al sogno di far nascere la Fondazione e per la quale però era stato molto difficile trovare i soldi sufficienti per costituire il fondo di garanzia obbligatorio per legge. Ci aveva con ostinazione provato più volte, ma senza riuscire a trovare la somma.
Ed infatti lei quel sogno non ha fatto in tempo a vederlo.
Questa notte invece un sogno incredibile l’ho fatto io.
Ho sognato Vera che seduta accanto a me, leggeva alcune pagine manoscritte del suo diario, portando gli occhiali sulla punta del naso, mentre con la mano mi indicava un disegno di Amedeo Modigliani, poggiato sullo scaffale di un mobile anni ’20.
MI sono risvegliata con questa immagine quasi fotografica e mi sono ricordata che oggi è il 3 dicembre 2024, cioè sono passati esattamente 50 anni dalla morte di Vera Funaro Modigliani e che questa “ sua” tanto desiderata fondazione ha ancora una importante memoria da raccontare.
Viviana Simonelli
